La Storia di Costa
Costa si stiracchiò, sentendo la schiena protestare dopo ore passate curvo. I vent'anni non gli avevano tolto la passione, ma la sedia non era esattamente ergonomica. Guardò lo schermo: la sua ultima creazione su Minecraft era finalmente completa. Un'imponente cattedrale in stile gotico, costruita blocco su blocco, mattone su mattone, vetro su vetro, interamente in modalità Sopravvivenza.
Non era solo un gioco per Costa. Era un rifugio. Il mondo fuori era fatto di bollette da pagare, di lavori part-time non troppo stimolanti e di quella costante, quasi assordante pressione di "fare qualcosa della tua vita". Ma nel mondo cubettoso, Costa era un dio, un architetto, un esploratore senza pari. Non doveva preoccuparsi del domani, solo di raccogliere abbastanza ossidiana o di trovare un bioma di funghi giganti.
Era una sera tranquilla. La musica eterea del gioco si diffondeva nella stanza, una colonna sonora familiare che lo cullava. Aveva appena sconfitto l'Ender Dragon per l'ennesima volta, più per sport che per necessità. Ora il suo focus era il design. Era meticoloso, quasi ossessivo. Non si accontentava di una casa a cubo; voleva meraviglie ingegneristiche, meccanismi redstone complessi e fattorie automatizzate che potessero sfamare un esercito virtuale.
Mentre piazzava l'ultimo blocco di quarzo per completare l'altare della sua cattedrale, un sorriso stanco ma soddisfatto si disegnò sul suo volto. Era una soddisfazione pura, il risultato tangibile di ore di dedizione. Non c'erano applausi, non c'erano trofei fisici, solo il silenzioso, immenso spazio che aveva plasmato con le sue mani digitali.
Spense il computer. La stanza piombò in un silenzio inaspettato, la luce notturna della strada filtrava dalla finestra, trasformando le ombre in forme meno definite, meno rassicuranti di quelle squadrate di Minecraft. Si infilò a letto, ma prima di chiudere gli occhi, la sua mente era già al progetto del giorno dopo: forse una gigantesca statua di un Creeper per decorare la piazza principale, o espandere la sua rete di binari sotterranei.
Per Costa, il mondo reale poteva aspettare. C'era un intero universo di blocchi 3D che aveva ancora bisogno del suo tocco. E lui era pronto a dedicargli ogni singolo, prezioso secondo.
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