E' deceduta a 97 anni, a causa di insufficienza multiorgano, la famosa artista giapponese Yayoi Kusama, nata a Matsumoto il 22 marzo 1929 con il segno zodiacale dell'Ariete.
Nata nella prefettura di Nagano a Matsumoto da imprenditori agricoli di successo, fu ultima di quattro figli.
Il suo approccio con l'arte inizia a 10 anni in maniera traumatica visto che ella, da bambina mentre disegnava punti sulle superfici cartacee in suo possesso, vedeva strapparsi gli elaboratori in maniera furiosa dalle madre che non apprezzava che la figlia sprecasse così il suo tempo.
Tutto il suo processo, frenetico, creativo che venne dopo fu influenzato, psicologicamente, da tali avvenimenti accaduti durante quei primi anni di vita.
Successivamente, ebbe il permesso di frequentare la scuola d'arte a condizione, di partecipare anche alle lezioni di etichetta a cui, però, non prese mai parte, inasprendo, ancora di più, i rapporti con la rigida madre.
Studiata la pittura nihonga, iniziò ad apprezzare, instaurando anche un rapporto tramite corrispondenza, l'artista Georgia O'Keeffe che la spinse, nel 1958, a 29a anni, a trasferirsi a New York.
In tale territorio, le difficoltà furono molte, in quanto Yayoi era estremamente povera e lavorava in un settore artistico fortemente razzista e governato da maschi patriarcali.
Disegnando e dipingendo ogni giorno arrivò al successo esponendo alla galleria Brata e venendo elogiata dal critico d'arte John Donn che la fa rientrare tra gli artisti espressionisti astratti di quel tempo.
Dal 1966 inizia a realizzare numerose performance provocatorie ed osè come il dipingere i corpi dei suoi partecipanti alle mostre di pois concentrando la sua arte su attributi di femminismo, minimalismo, surrealismo, art brut, pop art ed espressionismo astratto.
Ritornata in Giappone nel 1973, iniziò a scrivere poesie e romanzi surreali scegliendo, poi, di vivere, dal 1977, in un ospedale psichiatrico al fine di gestire le allucinazioni che le si presentavano fin dall'infanzia, senza smettere di lavorare e creare, recandosi giornalmente nel suo studio.
Per la Biennale di Venezia del 1993 presenterà il suo alter ego ovvero un'abbagliante sale degli specchi con inserite, all'interno, delle zucche.
Ottenuto così il successo a livello mondiale, si concentrerà nel realizzare, principalmente e su commissione, fiori giganti e piante colorate che verranno anche esposte nei musei più celebri del mondo come il Museum of Modern Art di New York, il Walker Art Center a Minneapolis, la Tate Modern a Londra e il Museo nazionale d'arte moderna di Tokyo.
Collaborò anche al videoclip del brano Lovetown del 1984 di Peter Gabriel nonché con Louis Vuitton, nel 2012, realizzando capi di abbigliamento caratterizzati dai suoi famosi pois estremamente grandi e colorati.
Ciao Yayoi...
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